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		<title>Falsi eufemismi e vero razzismo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 19:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Falloppa sottolinea il rapporto tra parole violente e i fatti collegati. Ma può esserci differenza tra picchiare un «gay» e un «frocio»? L’idea che le cose brutte diventino meno brutte se le ribattezziamo con un nome grazioso, architrave del politically &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/12/17/falsi-eufemismi-e-vero-razzismo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=444&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align:right;">Falloppa sottolinea il rapporto tra parole violente e i fatti collegati. Ma può esserci differenza tra picchiare un «gay» e un «frocio»?</h5>
<p style="text-align:center;"><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/12/razzismo.jpg"><img class="size-full wp-image-445 aligncenter" title="razzismo" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/12/razzismo.jpg?w=500" alt=""   /></a>L’idea che le cose brutte diventino meno brutte se le ribattezziamo con un nome grazioso, architrave del politically correct americano, non ha attecchito più di tanto in Europa. O almeno così sosteneva Robert Hughes in un libro dei primi anni Novanta, <em>La cultura del piagnisteo</em>: «In Francia nessuno ha pensato di ribattezzare Pipino il Breve Pépin le Verticalement Défié, né in Spagna i nani di Velázquez danno segno di diventare las gentes pequeñas». Hughes credeva che il politicamente corretto fosse figlio di un’abitudine tutta americana alla circonlocuzione cortese. Di certo sottovalutava la nostra lunga consuetudine con le caritatevoli astruserie dell’eufemismo burocratico, dove il povero diventa impossidente e il malato cronico lungo degente. E forse avrebbe potuto dare un’occhiata a un vecchio film di Marco Bellocchio, <em>Sbatti il mostro in prima pagina</em>, in cui Gian Maria Volonté, direttore di un giornale benpensante, impartisce a un suo redattore una lezione di linguaggio giornalistico, smontando parola per parola il titolo che questi aveva dato al suo pezzo: «Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli ». Il disperato si addolcisce in drammatico, il disoccupato in rimasto senza lavoro e il padre di cinque figli — siccome il poveretto è calabrese — diventa semplicemente un immigrato, «una parola sola che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli ma dà anche un’informazione in più».</p>
<p>Immigrato è una delle parole che il linguista Federico Faloppa, da anni studioso dell’intolleranza che si annida nel linguaggio, prende in esame nel libro <em>Razzisti a parole (per tacer dei fatti)</em>, pubblicato da Laterza. Non che immigrato sia di per sé una parola razzista, beninteso. Ma usata pigramente dalla stampa o nel parlare comune, come quando chiamiamo alunni immigrati dei bambini nati in Italia, si porta dietro un sottinteso sgradevole, che non è di forma ma di sostanza: l’idea che una condizione per definizione transitoria — la migrazione, lo spostarsi da un luogo all’altro — diventi un marchio indelebile che si trasmette tra le generazioni. Lo stesso vale per clandestino, un aggettivo lentamente trasformato in sostantivo, quasi a designare una seconda natura, che nel linguaggio giornalistico si associa a tutto un lessico da invasioni barbariche: orde, eserciti, sbarchi, ondate. Ogni parola è come un fazzoletto sporgente dal cilindro di un mago: tirane un lembo e ne uscirà fuori un mondo. Etnico, per esempio. Parola dalla lunga storia che s’intreccia con il colonialismo e lo studio dei popoli extraeuropei, e che finisce per designare vezzosamente, nell’uso comune, ristoranti e mode vestiarie; oppure, al contrario, scontri e pulizie. Che cosa indichi esattamente non è chiaro, ma forse ci risentiremmo se un ristorante italiano fosse definito etnico (mica siamo africani) o se l’aggettivo fosse speso per l’ambizione dei nostri padani a separarsi dagli etruschi.</p>
<p>Faloppa cita studi e ricerche, analizza a campione articoli di giornale, conversazioni informali su Internet, dichiarazioni di politici, documenti governativi. Non è un fanatico, sa bene che dal razzismo delle parole non si passa necessariamente alle vie di fatto. Sa anche, però, che un ponte c’è. «Studiate a memoria il <em>Dizionario dei sinonimi</em> e vi assicuro l’impunità per i nove decimi delle bricconate, che l’uomo può fare in questa valle d’ipocrisia», scriveva più di cent’anni fa Paolo Mantegazza. E così, la creazione di classi separate per i figli di immigrati diventa, nella mozione proposta alla Camera nel 2008 dal leghista Roberto Cota, «discriminazione transitoria positiva». Altre volte Faloppa è costretto a constatare che il galateo del discorso pubblico è andato a farsi benedire, e che nessuno si stupisce più di tanto se un editoriale di Vittorio Feltri sui fatti di Rosarno porta il titolo «Stavolta hanno ragione i negri». A pensarci, è la via anomala al «politicamente scorretto» di un Paese che non ha conosciuto la correttezza politica se non nella forma dell’evasività democristiana. Poi, quando abbiamo preso a scimmiottare la moda americana, i fronti si sono divisi: da un lato l’isteria linguistica di certo bigottismo progressista, dall’altro le intemperanze di quanti hanno colto al balzo il pretesto per dare sfogo alla loro beceraggine, recuperando il piacere proibito di urlare negri, froci e terroni (o anche, tra certi qualunquisti abusivamente accampati a sinistra, nani, ciccioni…).</p>
<p>Ma guai a sopravvalutare il potere delle parole. Perché, diceva ancora Hughes, «i teppisti che una volta pestavano i froci adesso pestano i gay».</p>
<p style="text-align:right;"><em>Guido Vitiello</em></p>
<p style="text-align:right;"><em><a title="Corriere della Sera" href="http://lettura.corriere.it/le-intolleranze-linguistiche-italiane-falsi-eufemismi-e-vero-razzismo/#.TuyNi14g9-Q.facebook" target="_blank">www.corriere.it</a></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polimik.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polimik.wordpress.com/444/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=444&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dai cortei alla risata di Sarkozy: la realtà truccata del Tg1</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 09:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
				<category><![CDATA[berlusconismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>
		<category><![CDATA[minzolini leccapiedi crisi premier tg1]]></category>

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		<description><![CDATA[Sordina sulla crisi e sulle notizie sgradite al premier, e l&#8217;audience va sempre più giù. Tra i casi oscurati le proteste dei terremotati e la lettera dei dissidenti del Pdl sul &#8220;passo indietro&#8221; di Berlusconi  &#8220;HO L&#8217;AMBIZIONE di ridurre la &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/11/01/dai-cortei-alla-risata-di-sarkozy-la-realta-truccata-del-tg1/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=435&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Sordina sulla crisi e sulle notizie sgradite al premier, e l&#8217;audience va sempre più giù. Tra i casi oscurati le proteste dei terremotati e la lettera dei dissidenti del Pdl sul &#8220;passo indietro&#8221; di Berlusconi<span class="Apple-style-span" style="font-size:13px;font-weight:normal;"> </span></h5>
<p><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/11/augusto-minzolini.png"><img class="alignleft size-full wp-image-436" title="augusto-minzolini" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/11/augusto-minzolini.png?w=500" alt=""   /></a>&#8220;HO L&#8217;AMBIZIONE di ridurre la distanza che spesso divide la realtà virtuale che emerge dai media, a volte autoreferenziale, dalla vita reale coi problemi di tutti i giorni che voi, noi, tutti affrontiamo&#8221;. &#8220;Una distanza per cui oggi i giornali hanno sempre più difficoltà a leggere la realtà e i cittadini non riescono più a leggere i giornali. Come si è visto durante l&#8217;ultima campagna elettorale (&#8230;) i media si sono occupati di gossip e non di argomenti concreti&#8221;. Con questa lezione di giornalismo, Augusto Minzolini si era presentato il 9 giugno 2009 agli spettatori del Tg1. Un bel salto in alto per uno che in vent&#8217;anni di professione era stimato dai colleghi soprattutto per una specialità del giornalismo, il pettegolezzo sulla vita privata dei politici, sì, proprio l&#8217;orrido gossip che il Minzolini dell&#8217;epoca rivendicava come suprema missione dei giornali.</p>
<p>La poltrona del Tg1 era arrivata in fondo a una serie di estasiati articoli pubblicati su La Stampa sui miracoli compiuti da Silvio Berlusconi a L&#8217;Aquila e dintorni, al cui confronto i mitici cinegiornali dell&#8217;Istituto Luce sono un esempio di misura anglosassone. Per avere un&#8217;idea, Luca Sofri citava subito dopo la nomina, un singolo articolo di Minzolini su La Stampa, il famoso giorno del predellino: &#8220;Silvio Berlusconi tocca il cielo con un dito. Non s&#8217;aspettava un successo del genere. Come pure non s&#8217;aspettava il veleno, le accuse e gli insulti che gli hanno riversato addosso in questi giorni i suoi alleati. E visto che l&#8217;uomo risponde alle difficoltà come un leone, in quattro e quattr&#8217;otto, come quando discese in campo, ha deciso di rivoluzionare il campo politico italiano&#8221;. Seguiva l&#8217;intervista, di cui vale la pena di ricordare l&#8217;incipit: &#8220;Ho l&#8217;impressione che lei non sopporti più le accuse dei suoi alleati, che cosa è stato a ferirla di più in questi giorni?&#8221;.<br />
Ma torniamo alla dichiarazione d&#8217;intenti del professor Minzolini. Ed ecco come ha ridotto la distanza fra la realtà virtuale dei media e i problemi concreti.</p>
<p><strong>Seppelliti da una risata</strong><br />
Prendiamo una settimana a caso, la scorsa, dal 22 al 28 ottobre. Quella in cui sui media del mondo, non soltanto i nostri, esplode in tutta la sua gravità il caso Italia. Gli ultimatum dell&#8217;Europa, la lettera di Berlusconi, il vertice Merkel-Sarkozy, le polemiche all&#8217;interno della stessa maggioranza sull&#8217;opportunità che il premier faccia un passo indietro nell&#8217;interesse del Paese. L&#8217;immagine simbolo della settimana, per tutti i notiziari del mondo, è la risata di Sarkozy e Merkel nella sala stampa di Bruxelles dopo la domanda sull&#8217;affidabilità di Berlusconi. Il Tg1 semplicemente la censura. Non compare, non esiste, non risulta. La risata è coperta dalle parole del conduttore, il servizio da Bruxelles parte subito dopo e spiega che c&#8217;è stato in effetti un momento d&#8217;ilarità, ma soltanto perché il presidente francese si aspettava &#8220;una domanda sull&#8217;Italia&#8221;. Ma la domanda era su Berlusconi e non sull&#8217;Italia. Avendo censurato la notizia, il Tg1 nei giorni seguenti sarà costretto a non riferire delle moltissime reazioni, comprese quelle di Berlusconi e dello stesso Sarkozy. In maniera incomprensibile, almeno per lo spettatore del Tg1, il 25 ottobre invece Giuliano Ferrara in Radio Londra lancia i suoi strali nei confronti del &#8220;ridicolo Sarkozy&#8221; e della Francia tutta, in risposta alle &#8220;risate su Berlusconi che tutti i telegiornali vi hanno inflitto&#8221;. Dimentica di aggiungere: tranne quello che avete appena visto.</p>
<p><strong>I veri problemi: la guerra del formaggio</strong><br />
Sempre nella settimana dal 22 al 28 ottobre nei titoli del Tg1 non si trovano tracce di fatti rilevanti come la risalita verso quota 400 dello spread fra titoli pubblici italiani e bond tedeschi o dell&#8217;aumento della pressione fiscale in Italia. Il Tg1 è anche l&#8217;unico notiziario, compresi quelli Mediaset, a non menzionare la lettera in cui i dissidenti del Pdl chiedono al premier un &#8220;passo indietro&#8221;. La polemica fra Berlusconi e Bossi sulla riforma delle pensioni è molto attenuata, ma offre lo spunto per un paradossale servizio sulla necessità di riforma il sistema pensionistico nella solita, perfida Francia. La quale, s&#8217;intende, &#8220;sta molto peggio dell&#8217;Italia&#8221;. A dimostrazione della spaventosa crisi francese, il Tg1 per ben tre giorni di seguito informa dal fronte della &#8220;guerra del formaggio&#8221; fra Italia e Francia, attestando il poderoso sfondamento di gorgonzola e fontina nella risibile linea Maginot eretta dai sordidi cugini intorno al camembert.</p>
<p><strong>Liste di proscrizione e di prescrizione</strong><br />
I nomi di Angela Merkel e Nicholas Sarkozy si aggiungono a una lista di personaggi censurati dal Tg1 che non ha precedenti nelle tv pubbliche del mondo occidentale, dove si trovano capi di stato e artisti, eventi e calciatori, vescovi e terremotati. Il Tg1 dei problemi reali detesta e ignora anzitutto le manifestazioni di piazza antigovernative, cioè tutte. Ma anche quelle dove si contestano altre importanti istituzioni, almeno percepite come tali. Per esempio, la mafia. Infatti la marcia di 150 mila persone a Milano il 22 marzo del 2010, promossa da Libera per ricordare le vittime delle cosche, non merita alcuna notizia. Sono ignorate sistematicamente tutte le proteste dei terremotati abruzzesi, che smentirebbero l&#8217;evidenza del miracolo berlusconiano a L&#8217;Aquila. Sparisce nel luglio scorso dai servizi anche la manifestazione delle donne &#8220;Se non ora quando&#8221;, al suo posto va in onda un servizio sulla &#8220;corsa sui tacchi a spillo&#8221;, scatenando la lettera di protesta al direttore generale di tredici giornaliste della testata. Le censure sono talmente numerose che ogni tanto il direttore se ne dimentica, al punto da entrare in polemica con un editoriale contro la manifestazione per la libertà di stampa di cui lo spettatore del Tg1 non sapeva nulla.<br />
Fra i nomi illustri dei censurati da Minzolini spicca, per l&#8217;idiozia della circostanza, il nome del capitano della Nazionale campione del mondo, Fabio Cannavaro, colpevole di aver replicato, peraltro in modo assai gentile, all&#8217;invito a non tifare Italia partito da Renzo Bossi, in arte il Trota. Censurata la regina d&#8217;Inghilterra, che al &#8220;mister Obamaaaa!&#8221; berciato da Berlusconi, risponde infastidita: &#8220;Ma perché quello deve gridare tanto?&#8221;. Il grande regista e premio Oscar Bernardo Bertolucci fa un riferimento alla classe politica italiana nella cerimonia di accettazione della Palma d&#8217;Oro di Cannes alla carriera: cancellato.</p>
<p>Il 30 settembre 2010 si tocca il record: viene censurato Silvio Berlusconi in persona, che racconta una barzelletta sulla Bindi con bestemmia finale. Nei giorni successivi scompaiono dal Tg1 le reazioni del mondo ecclesiastico, a cominciare dalla nota dell&#8217;Osservatore Romano, ovviamente ripresa da mezzo mondo. A fare le spese del Minzulpop è perfino il più conservatore degli esponenti della chiesa cattolica, il cardinal Bertone, che s&#8217;era permesso una larvata critica ai comportamenti privati dei personaggi pubblici.</p>
<p>Un capitolo a parte meriterebbe l&#8217;informazione sulle inchieste e i processi riguardanti Berlusconi, i ministri e gli altri esponenti della maggioranza. Ma occorrerebbe un numero speciale di Repubblica. Si va dalla famosa &#8220;assoluzione&#8221; inventata per il caso Mills, dov&#8217;era soltanto scattata al solito la prescrizione, fino al rovesciamento grottesco della condanna a sette anni per mafia a Marcello Dell&#8217;Utri in un successo (&#8220;Pena ridotta in appello, smontato il teorema dell&#8217;accusa&#8221;), senza mai usare in tutto il servizio la parola &#8220;condanna&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto ci costa il Tg1 di Minzolini?</strong><br />
Dopo aver colmato in tutti questi modi la colpevole distanza dei media con &#8220;la realtà di tutti i giorni, i problemi veri&#8221;, il Tg1 di Augusto Minzolini si è dedicato a colmare molte altre distanze. Per esempio quella degli ascolti fra il Tg1 e il telegiornale de La7, che Minzolini ha ridotto dalla proporzione di 10 a 1 a quella di 2 (scarso) a 1. In due anni il giornalista in rivolta contro i giornali &#8220;che nessuno più legge&#8221;, ma intanto hanno continuato ad aumentare indici di lettura su versione cartacea e Internet, ha fatto precipitare gli ascolti del principale notiziario pubblico del 9 per cento di share, dal 29-31 della la gestione Gianni Riotta al 20-22 attuale. In termini economici, Minzolini costa all&#8217;azienda quanto una catastrofe naturale. Ogni punto di share quotidiano vale 25 milioni di euro di pubblicità, dato certificato. Si discute di quanto valga un punto di share in prima serata. Alcuni sostengono due terzi, altri molto di più, visto che la prima serata contribuisce a deprimere l&#8217;ascolto dell&#8217;intera giornata. Con una valutazione serena e generosa si può arrivare comunque a concludere che la direzione Minzolini faccia perdere alla Rai almeno 150 milioni all&#8217;anno, ovvero un settimo dell&#8217;intero ricavo pubblicitario. In qualsiasi impresa seria, un gruppo dirigente dotato di un minimo di dignità professionale avrebbe da tempo rimosso la causa di un simile disastro. La masnada piazzata dai partiti alla guida della prima azienda culturale del Paese preferisce invece parlare d&#8217;altro. Oppure accettare le comiche spiegazioni del direttore, il quale, dopo aver negato per mesi il calo di audience, ora attribuisce la colpa alla digitalizzazione &#8220;che ha polverizzato lo share di tutti i programmi&#8221;. Peccato che in piena digitalizzazione i programmi di Santoro e della Dandini, per fare due esempi, abbiano guadagnato ascolti. Per questo, infatti, sono stati chiusi.</p>
<p style="text-align:right;">Curzio Maltese</p>
<p style="text-align:right;">www.repubblica.it</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://video.repubblica.it/politica/videoblob-il-meglio-del-tg1/79590?video&amp;ref=HREC1-2">http://video.repubblica.it/politica/videoblob-il-meglio-del-tg1/79590?video&amp;ref=HREC1-2</a></p>
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		<title>Jobs, genio d&#8217;autore tra egoismo e libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 22:54:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il figlio che meglio ha incarnato la cultura della Silicon Valley: dai &#8220;trip&#8221; all&#8217;utopia, alla musica dei Grateful Dead, alla voglia di abbattere l&#8217;autoritarismo delle leggi date e dell&#8217;oppressione individuale. Laddove i mercati possono nascere dal nulla, si scrivono nuove &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/10/07/jobs-genio-dautore-tra-egoismo-e-liberta/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=425&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il figlio che meglio ha incarnato la cultura della Silicon Valley: dai &#8220;trip&#8221; all&#8217;utopia, alla musica dei Grateful Dead, alla voglia di abbattere l&#8217;autoritarismo delle leggi date e dell&#8217;oppressione individuale. Laddove i mercati possono nascere dal nulla, si scrivono nuove regole e si accumulano nuove ricchezze</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/10/gall-00_672-458_resize.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-429" title="mela e jobs" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/10/gall-00_672-458_resize.jpg?w=500" alt=""   /></a>Nel citatissimo <a href="http://tv.repubblica.it/dossier/morte-steve-jobs/jobs-agli-studenti-di-stanford-siate-affamati-siate-folli/62507?pagefrom=1"><span style="text-decoration:underline;">video del discorso ai laureandi 2005 di Stanford</span></a>, quello di &#8220;Stay Hungry, Stay Foolish&#8221;, Steve Jobs diceva a un certo punto: &#8220;Nessuno vuol morire. Perfino quelli che credono nel paradiso non desiderano morire per andarci&#8221; .</p>
<p>Non era una battuta, che è la tecnica tipica degli speaker americani per alleggerire una comunicazione che si fa troppo densa. Tutto il discorso di Stanford, in realtà, ruotava attorno all&#8217;idea della morte come bussola della vita. Per Jobs è quello il motore che contestualizza e sviluppa la creatività, la forza che la sottrae al caos e la mette al servizio della propria crescita nel mondo. La morte come motivazione per vivere più intensamente, per essere se stessi, senza &#8220;pensare i pensieri degli altri e vivere la vita di qualcun altro&#8221;.</p>
<p>&#8220;Questo&#8221; Steve Jobs, quello di Stanford, non è lontano dall&#8217;uomo che ha più volte raccontato con un sorriso ma in  modo molto serio, del ruolo che le droghe in generale e in particolare lo Lsd hanno avuto nella sua vita e nel suo sviluppo intellettuale.</p>
<p>Sì, le droghe, le droghe: non quelle della superefficienza e dell&#8217;iperprestazione dei nostri anni (malgrado il furore dei proibizionisti, ogni epoca ha le sue droghe &#8220;chiave&#8221;), ma quelle della visione, dell&#8217;allucinazione, della mente liberata da ogni inibizione. Sarà per questo che il termine più amato nella Silicon Valley è &#8220;visionario&#8221;. Libero però dall&#8217;accezione negativa che il termine ha in italiano. Se un&#8217;unica parola dovesse essere scritta in memoria di Steve Jobs, credo che questa sarebbe la più adatta: visionario. Più di leader, cosa che è comunque stato, e anche ricchissimo di carisma.</p>
<p>Guardare con qualche profitto a questa vita richiede un bel distacco dalle antinomie cripto conservatrici dell&#8217;Italia di oggi, così orripilata da ogni trasgressione, tranne quelle del potere, così timorosa di ogni sostanza che vada oltre la tazza di caffè, così tartufa da fingere di non vedere i fiumi di cocaina che scorrono nelle sue feste, e così feroce da negare la morfina ai malati terminali di una buona metà del paese.</p>
<p>Se ci allontaniamo dal cortile italiano, scopriamo che nella più tecnologica e capitalistica delle terre americane, la California, intere generazioni di imprenditori rivoluzionari sono nate dalla controcultura deli anni &#8217;60 e inizio &#8217;70. Dentro i mac, dentro l&#8217;iphone, perfino dentro Google, ci sono tanti &#8220;trip&#8221; e tanta utopia, tanti &#8220;Grateful Dead&#8221; e tanta voglia di sparare a pallettoni nel quadro, tanta disponibilità ad abbattere l&#8217;autoritarismo delle leggi date e dell&#8217;oppressione individuale. Un po&#8217; di quelle cose che la destra italiana chiama &#8220;il 68&#8243; (ognuno ha diritto ai suoi fantasmi, purché non li porti al governo di una nazione).</p>
<p>Tutta la cultura che ispira la Silicon Valley corre tra due sponde pratiche e concettuali. Tra Open Source e sfruttamento intensivo e privatistico delle elaborazioni collettive, tra &#8220;community&#8221; ed egoismo imprenditoriale. Ciò che accomuna le due sponde è il primato dell&#8217;individuo, padrone del proprio desiderio, del proprio destino e pronto alla trasgressione. Americani, insomma.</p>
<p>E il bello è che dove noi vediamo contraddizione e incoerenza, loro vedono sincretismo culturale, meticciato delle emozioni, creatività e capacità di rompere gli assetti dati e di creare nuove macchine della mente e nuove regole. Da quella parte del pacifico la tecnologia è una cultura critica e creativa. Come non è nell&#8217;Europa di oggi e tantomeno nell&#8217;Oriente di domani. Questa era l&#8217;acqua nella quale è venuto al mondo Steve Jobs.</p>
<p>Mercati nati dal nulla, nuove regole, nuove ricchezze. Tanti soldi che scaturiscono da un&#8217;idea che riesca a vedere erba verde dove c&#8217;è deserto. Amore per un corso di calligrafia &#8211; succede al giovanissimo Steve -  fatto per ingannare il tempo e che dieci anni dopo diventa la possibilità di stampare da computer su un&#8217;umile foglio A4 caratteri identici a quelli dell&#8217;arte calligrafica e tipografica. I buoni si fanno &#8220;cattivi&#8221; ricordando il tempo della loro bontà, come Pat Garrett a caccia di Billy the Kid, dimostrandoci che non esistono due antropologie e due morali, tanto meno due umanità, ma una sola: gli esseri umani donano e rubano. Amano e lasciano. Vincono e vengono sconfitti. Vivono e muoiono.</p>
<p>In mezzo a queste due coordinate è corsa la vita di Steve Jobs. L&#8217;alternativo che crea, nell&#8217;ormai mitologico garage, un prototipo destinato a generare la mercedes del computer, primo caso al mondo di una macchina che crea attorno a sé una legione, in perenne crescita, di seguaci devoti e un po&#8217; fanatici, diretta negazione del morso alla mela, simbolo della prima necessaria  trasgressione umana e forse citazione, mai confermata, del suicidio di Alan Turing, il padre della computer science moderna. Ma il mac è anche la prima macchina &#8220;autoriale&#8221;, in un&#8217;industria che sarà segnata dalla spersonalizzazione e dalla produzione massificata delle fabbriche-lager cinesi, e che ha invece in Jobs l&#8217;unica vera firma personale (anche gli azionisti di Apple la pensano così).</p>
<p>Steve viene estromesso dall&#8217;azienda che ha fondato, è in strada, abbattuto, ma crea altri gioielli, come la Pixar. Ma solo quando torna alla Apple, nella sua maturità, negli anni nei quali il cancro comincia a fare il suo lavoro subdolo, ha le sue intuizioni migliori. Perché se il macintosh ha creato un prodotto di lusso e di stile, al punto da finire nei musei d&#8217;arte moderna, è iTunes (con l&#8217;iPod) il suo capolavoro.</p>
<p>Se pensate che una parte dell&#8217;establishment americano, insieme a tutti quelli della vecchia Europa, discute ancora su come reprimere la pratica dei download &#8220;illegali&#8221;, potete misurare tutta la distanza tra il genio e la burocrazia. iI negozio virtuale di Jobs, abilitato da una &#8220;macchina&#8221;, crea mercato e denaro dove c&#8217;era &#8220;pirateria&#8221;. Rigenera l&#8217;industria matura dell&#8217;intrattenimento, arroccata nei suoi privilegi e attaccata in modo mortale dalla tecnologia. E il miracolo viene replicato con iPhone e iPad, creando alleanze dove c&#8217;erano conflitti (quella con gli editori di giornali attorno all&#8217;iPad).</p>
<p>Il pendolo oscilla tra individuo libero e individuo egoista: i nuovi mercati di Steve non sono né liberi né paritari. Sono giardini recintati, dove un solo doganiere decide cosa si vende, cosa non si vende, inventando una censura &#8220;locale&#8221; perfino sulle parolacce, e un diritto separato, che è la pretesa di tutti i Facebook e colossi d</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>i questo mondo. Era stato Orwell a scrivere &#8220;la libertà è schiavitù&#8221; e il pendolo di Steve, che era partito proprio con l&#8217;immagine di un colpo di martello sull&#8217;icona del totalitarismo orwelliano di Ibm (nel famoso commercial di Ridley Scott del 1984) è andato regolarmente al polo opposto alla libertà, economica in questo caso. E in ciò seguito da tutti i suoi concorrenti.</p>
<p>Ma intanto ha aperto il pozzo delle meraviglie dei profitti e di un modello che gli altri riescono solo ad imitare, senza mai imparare il &#8220;metodo&#8221; della creazione di ricchezza dal nulla. E si può star sicuri che se ne avesse avuto il tempo, Jobs avrebbe trovato una risposta creativa anche alla polarizzazione diabolica di egoismo e libertà, attorno al quale ruota tutta la cultura digitale moderna.</p>
<p style="text-align:right;">Vittorio Zambardino</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-430" style="border-color:initial;border-style:initial;" title="good jobs" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/10/job_6_672-458_resize.jpg?w=500" alt=""   /></p>
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<p style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">www.repubblica.it</span></p>
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		<title>I ragazzi deviati dal consumismo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 09:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia e Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Q ueste non sono rivolte del pane o della fame. Queste sono rivolte di consumatori deprivati ed esclusi dal mercato. Le rivoluzioni non sono la conseguenza inevitabile delle ineguaglianze sociali, lo sono invece i terreni minati. ( Nella foto: il &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/08/12/i-ragazzi-deviati-dal-consumismo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=418&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/08/riots-break-out-in-north-007.jpg"><img class="size-full wp-image-420 aligncenter" title="Riots-break-out-in-north--007" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/08/riots-break-out-in-north-007.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:left;">Q ueste non sono rivolte del pane o della fame. Queste sono rivolte di consumatori deprivati ed esclusi dal mercato. Le rivoluzioni non sono la conseguenza inevitabile delle ineguaglianze sociali, lo sono invece i terreni minati. ( Nella foto: il saccheggio di un negozio a Birmingham ) I terreni minati sono quelle aree disseminate a caso di ordigni esplosivi: si può star certi che alcuni di essi, a un certo punto, salteranno in aria, ma nessuno è in grado di affermare esattamente quali e quando. Se le rivoluzioni sociali sono invece fenomeni mirati, ecco che è possibile intervenire per identificarle e disinnescarle in tempo. Ma non le esplosioni da terreno minato. Nel caso dei terreni minati per mano di soldati di un esercito, si possono inviare soldati di qualche altro esercito a rintracciare le mine per disarmarle. Un compito rischiosissimo, come dice l&#8217; adagio dei militari: «Lo sminatore può sbagliare una sola volta». Ma nel caso di terreni minati predisposti dalle diseguaglianze sociali persino un simile rimedio, per quanto pericoloso, è fuori della nostra portata: il compito di interrare le mine e quello di dissotterrarle deve essere eseguito dal medesimo esercito, che non può tuttavia smettere di aggiungere nuovi ordigni, né evitare di camminarci sopra &#8211; all&#8217; infinito. Disseminare le mine e cadere vittima delle esplosioni diventa allora un circolo inevitabile e inarrestabile. Le diseguaglianze sociali, di qualunque genere esse siano, derivano dalla divisione tra coloro che hanno e coloro che non hanno, come fece notare Miguel Cervantes de Saavedra cinquecento anni or sono. Ma a seconda delle epoche, l&#8217; avere o non avere certi oggetti rappresenta, rispettivamente, la condizione più ardentemente ambita o più ferocemente risentita. Due secoli fa in Europa, e ancora pochi decenni fa in molti luoghi lontani dall&#8217; Europa, e oggigiorno nei teatri bellici dove si combattono guerre tribali o dove dettano legge i tiranni, il principale oggetto del contendere tra i ricchi e i poveri era la pagnotta, o la ciotola di riso. Grazie a Dio, alla scienza, alla tecnologia e ad alcuni espedienti politici di buon senso, abbiamo superato queste emergenze. Il che non vuol dire, tuttavia, che l&#8217; antico divario sia morto e sepolto. Al contrario&#8230; Gli oggetti del desiderio, la cui assenza provoca una reazione scomposta e rabbiosa, sono oggi sempre più numerosi e variegati &#8211; il loro numero, anzi, aumenta di giorno in giorno, assieme alla tentazione di impadronirsene. Così crescono di pari passo il malumore, la rabbia, l&#8217; umiliazione, il risentimento rinfocolato dal non averli, come pure l&#8217; impulso di distruggere tutto ciò che non si può ottenere. Il saccheggio e l&#8217; incendio dei negozi sono la conseguenza di quello stesso impulso e soddisfano quello stesso desiderio. Oggi siamo tutti consumatori, innanzitutto e soprattutto consumatori, consumatori per diritto e per dovere. Il giorno dopo la tragedia dell&#8217; 11 settembre, nel suo appello lanciato agli americani per incoraggiarli a superare il trauma e tornare alla normalità, il presidente Bush non trovò niente di meglio da dire che «ricominciate a comprare». È il livello della nostra attività di acquirenti e la facilità con cui ci sbarazziamo di un oggetto di consumo per sostituirlo con una versione più «nuova e aggiornata» a fissare i parametri fondamentali del nostro status sociale e il nostro punteggio nella corsa al successo. A tutti i problemi che incontriamo sul nostro cammino, noi cerchiamo la soluzione nei negozi. Dalla culla alla bara, siamo stati istruiti e addestrati a considerare i negozi come farmacie traboccanti di medicamenti per curare o almeno alleviare ogni malattia e afflizione della nostra vita individuale e collettiva. I negozi e lo shopping acquisiscono pertanto una vera e piena dimensione escatologica. I supermercati, nella celebre citazione di George Ritzer, sono diventati le nostre cattedrali; e di conseguenza, mi sia consentito di aggiungere, la lista della spesa è diventata il nostro breviario, le processioni nei centri commerciali i nostri pellegrinaggi. Nulla ci emoziona e ci riempie di entusiasmo come acquistare per impulso e scartare oggetti che non ci piacciono più per sostituirli con altri, più invitanti. La pienezza della gioia del consumo equivale alla pienezza della vita. Compro, ergo sono. Comprare o non comprare, questo è il problema. Per i consumatori senza accesso al mercato, i veri poveri di oggi, il non poter acquistare è lo stigma odioso e doloroso di una vita incompiuta, la conferma della propria nullità e incapacità. Non semplicemente l&#8217; assenza di ogni piacere, bensì l&#8217; assenza della dignità umana, l&#8217; impossibilità di dare un senso alla propria vita e, da ultimo, la privazione stessa di umanità, autostima e rispetto per gli altri. I supermercati saranno anche cattedrali aperte al culto per i fedeli, ma per gli esclusi, gli scomunicati, gli indegni, per tutti coloro che sono stati allontanati dalla Chiesa del Consumo, essi rappresentano le postazioni del nemico, erette nei deserti dell&#8217; esilio. Quei bastioni fortificati sbarrano l&#8217; accesso ai beni che tutelano altri da un così triste destino. Il presidente Bush sarebbe d&#8217; accordo nell&#8217; affermare che essi impediscono il ritorno alla «normalità» (e addirittura l&#8217; accesso alla normalità, per quei giovani che non hanno mai partecipato al culto). Griglie e saracinesche di ferro, telecamere di sorveglianza, guardie di sicurezza appostate all&#8217; ingresso e in borghese all&#8217; interno, non fanno altro che confermare l&#8217; atmosfera di campo di battaglia e di ostilità in corso. Queste cittadelle armate e sorvegliate, popolate di nemici asserragliati nel territorio di coloro che non hanno, ricordano agli abitanti, giorno dopo giorno, la loro miseria, la loro incapacità, la loro umiliazione. Insolenti nella loro presuntuosa e arrogante inaccessibilità, sembrano urlare parole di sfida e provocazione: ma a che cosa?</p>
<p><strong>Bauman Zygmunt</strong></p>
<pre>Testo pubblicato sul Social Europe Journal
(traduzione di Rita Baldassarre)</pre>
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		<title>Il flauto magico spezzato</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 10:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Cittadini giovani, che fanno naturalmente rete e movimento, e in un sovvertimento generazionale e di abitudini diventano opinion leader nelle loro famiglie, portando genitori e amici a votare, chiarendo i quesiti, parlando dell&#8217;acqua e del nucleare, spiegando come il &#8220;legittimo&#8221; &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/06/14/il-flauto-magico-spezzato/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=410&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> Cittadini giovani, che fanno naturalmente rete e movimento, e in un sovvertimento generazionale e di abitudini diventano opinion leader nelle loro famiglie, portando genitori e amici a votare, chiarendo i quesiti, parlando dell&#8217;acqua e del nucleare, spiegando come il &#8220;legittimo&#8221; impedimento aggiri l&#8217;uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.</p></blockquote>
<p><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/gif"><img class="alignleft size-full wp-image-413" title="..." src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/gif?w=500&#038;h=335" alt="" width="500" height="335" /></a><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/cattura.gif"><br />
</a>IL FLAUTO magico si è spezzato, gli italiani dopo vent&#8217;anni rifiutano di seguire la musica di Berlusconi. Quattro leggi volute dal premier  -  una addirittura costruita con le sue mani per procurarsi uno scudo che lo riparasse dai processi in corso  -  sono state bocciate da una valanga di &#8220;sì&#8221; nei referendum abrogativi che hanno portato quasi 27 milioni di italiani alle urne. E la partecipazione è il vero risultato politico di questo voto. Berlusconi, come Craxi, aveva invitato gli italiani a non votare, andando al mare, e gli italiani gli hanno risposto con una giornata di disobbedienza nazionale scegliendo in massa le urne, dopo quindici anni in cui i referendum non avevano mai raggiunto il quorum. Una ribellione diffusa e consapevole, che dopo la sconfitta della destra nelle grandi città accelera la fine del berlusconismo, ormai arenato e svuotato di ogni energia politica, e soprattutto cambia la forma della politica nel nostro Paese.</p>
<p>L&#8217;uomo che evocava il popolo contro le istituzioni, contro gli organismi di garanzia, contro la magistratura, è stato bocciato dal popolo nella forma più evidente e clamorosa, dopo aver provato a mandare a vuoto proprio la pronuncia popolare degli elettori, di cui aveva paura, cercando di far saltare il quorum fissato dalla legge.</p>
<p>Così facendo il premier non si è reso conto di denunciare tutta la sua angoscia per le libere scelte dei cittadini e la sua incapacità ogni giorno più evidente di indirizzare queste scelte politicamente, orientandole verso il &#8220;sì&#8221; o il &#8220;no&#8221;. Legittimo formalmente, l&#8217;invito a non votare è in questa fase del berlusconismo una conferma di debolezza, quasi una dichiarazione di resa, soprattutto una prova politica d&#8217;impotenza, senza futuro.<br />
Temeva le emozioni, il presidente del Consiglio, dopo il disastro di Fukushima: come se le emozioni non facessero parte semplicemente della vita, e come se lui stesso non fosse anche in politica un imprenditore di emozioni oltre che di risentimenti. Ma i risultati dimostrano che gli italiani non hanno votato per paura, bensì per una libera scelta, con serenità e coscienza, perfettamente consapevoli del merito dei singoli quesiti referendari &#8211; con l&#8217;abrogazione del legittimo impedimento che ha avuto praticamente gli stessi voti dei no al nucleare o alla privatizzazione dell&#8217;acqua &#8211; ma anche della portata politica generale di questo appuntamento elettorale.</p>
<p>Dunque la sconfitta è doppia, per il capo del governo. Nel merito di leggi che ha voluto e ha varato, e che (il nucleare) ha anche cercato di manipolare per ingannare gli elettori, scavallare il referendum e tornare a proporre le centrali subito dopo. Nel significato politico, perché il voto è anche contro il governo, contro Berlusconi e contro il proseguimento di un&#8217;avventura ormai completamente esaurita e rifiutata dagli italiani. E qui c&#8217;è la sconfitta più grande: il plebiscito dei cittadini che vanno a votare (anche quelli che scelgono il no) con percentuali sconosciute da decenni, nonostante il governo abbia deportato il referendum nel weekend più estivo possibile, lontanissimo dalle normali stagioni elettorali. È Berlusconi che non sa più parlare agli italiani, così come non li sa ascoltare, perché non li capisce più. E gli italiani gli hanno voltato le spalle.<br />
Qui conviene fermarsi a riflettere, perché dove finisce Berlusconi comincia una nuova politica. Anzi, Berlusconi finisce proprio perché è nata una domanda di nuova politica, che sta cercandosi le risposte da sola, e in parte le ha già trovate.</p>
<p>Se mettiamo in sequenza i tre voti ravvicinati del primo turno amministrativo, del ballottaggio e del referendum, troviamo una chiarissima affermazione di autonomia dei cittadini. Questo è il dato più importante. Il voto al referendum e il voto nelle città sono infatti prima di tutto disobbedienza al pensiero dominante. Di più: sono il rifiuto di una concezione verticale della politica, con il leader indiscusso ed eterno che parla al Paese indicando l&#8217;avvenire mentre il partito e il popolo possono solo seguire il carisma, che soffia dove il Capo vuole.</p>
<p>Vince una politica reticolare, a movimento, incentrata sui cittadini più che sulla adulazione del popolo. Cittadini consapevoli che aggirano l&#8217;invasione mediatica del Cavaliere sulle televisioni di Stato, mandano a vuoto l&#8217;informazione addomesticata dei telegiornali, si organizzano sulla rete, prendono dai giornali i contenuti che servono di volta in volta, fanno viaggiare in rete Benigni, Altan e l&#8217;Economist a una velocità e un&#8217;intensità che le veline del potere non riescono a raggiungere. Cittadini giovani, che fanno naturalmente rete e movimento, e in un sovvertimento generazionale e di abitudini diventano opinion leader nelle loro famiglie, portando genitori e amici a votare, chiarendo i quesiti, parlando dell&#8217;acqua e del nucleare, spiegando come il &#8220;legittimo&#8221; impedimento aggiri l&#8217;uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.</p>
<p>Dentro questo movimento orizzontale la leadership a bassa intensità (ma a forte convinzione) del Pd galleggia sorprendentemente meglio del Pdl, una specie di fortezza Bastiani che vede nemici dovunque, dipinge il Paese con colori cupi, nell&#8217;egotismo autosufficiente e chiuso in sé del suo leader è incapace di strategie, alleanze o anche soltanto di un normale scambio di relazioni politiche: che Bersani intesse invece ogni giorno alla luce del sole, con Vendola e di Pietro ma anche con Casini e Fini.</p>
<p>Questo spiega in buona parte perché i cittadini decidono oggi di indirizzare a sinistra la nuova domanda di autonomia politica: perché qui i partiti stanno imparando a stare dentro il movimento, giocando di volta in volta la parte della guida o della struttura di sostegno, al servizio di un obiettivo più grande. Ma c&#8217;è qualcosa di più. È la fine di un&#8217;egemonia culturale, perché come dice Giuseppe De Rita a Ida Dominijanni del Manifesto un ciclo finisce quando esplode la stanchezza per i suoi valori portanti: oggi si comincia a percepire &#8220;che la solitudine e l&#8217;individualismo non sono un&#8217;avventura di potenza ma di depressione e la sregolatezza personale è un prodotto dell&#8217;egocentrismo, in una fase in cui i riconoscimenti sociali scarseggiano, perché non fai più carriera, non riesci a fare impresa, non ti puoi gratificare con una vacanza&#8221;. È il ciclo della &#8220;soggettività&#8221; che si spezza, anche per l&#8217;inconcludenza della politica che lo sostiene e ne ha beneficiato per anni. Torna, come ci avverte Ilvo Diamanti, il bisogno di aggregazione, di solidarietà, di regole, di normalità.</p>
<p>È un cambio di linguaggio, dopo vent&#8217;anni. Le manifestazioni delle donne, i post-it contro la legge bavaglio, il boom per Fazio e Saviano, l&#8217;allegria della piazza di Pisapia e Vecchioni a Milano contrapposta alla paura e alla cupezza stanno cambiando la cultura quotidiana dell&#8217;Italia, il modo di comunicare, l&#8217;immaginario che nasce finalmente fuori dalla televisione, la domanda stessa della politica. Davanti a questo cambio, le miserie dei burocrati spaventati che reggono la Rai per conto di Berlusconi sembrano ormai tardive e inutili: chiudono la stalla di viale Mazzini con l&#8217;unica preoccupazione di lasciar fuori Saviano e Santoro, per autolesionismo bulgaro, e non si accorgono che gli spettatori sono intanto scappati altrove.</p>
<p>Faceva impressione, ieri pomeriggio, vedere tanti politici e giornalisti pronti a celebrare il funerale politico di Berlusconi dopo che per anni si erano rifiutati di diagnosticare la malattia di questa destra, la sua anomalia. Stesso strabismo dei &#8220;nextisti&#8221; che invitano a preparare il domani pur di saltare il giudizio sull&#8217;oggi, il giudizio ineludibile &#8211; proprio per evitare opacità e confusione &#8211; sulla natura del berlusconismo. Questo spiega lo stupore italiano davanti ai giornali europei di establishment, che rivelano quella natura e denunciano quelle anomalie &#8211; come Repubblica fa da anni &#8211; giudicandole semplicemente estranee ad un normale canone europeo e occidentale. Ci voleva molto? Bisognava aspettare l&#8217;Economist? L&#8217;Italia della cultura, dei giornali, dell&#8217;establishment si è rifiutata di vedere e di capire, finché gli italiani non hanno visto e capito anche per lei. A quel punto, come sempre, si è adeguata in gran fretta.</p>
<p>Adesso, Berlusconi proseguirà con gli esorcismi e le sedute spiritiche cui lo consigliano i suoi fedeli, incapaci di imboccare la strada di un tea party italiano che ricrei un movimento anche a destra, riprenda la leggenda della &#8220;rivoluzione&#8221; conservatrice delle origini e spari su un quartier generale arroccato e spaventato, preoccupato solo di difendere rendite di posizione in conflitto tra loro. Sullo sfondo, Bossi continua a ballare da solo sulla musica di Berlusconi che il Paese non ascolta più, e intanto perde contatto con la sua gente, scopre che il Nord è autonomo anche dalla Lega, decide per sé e va a votare con percentuali dal 91 al 96 per cento, disubbidendo dalla Liguria al Trentino. Ancora una volta, come nel &#8217;94, la sovrapposizione con Berlusconi soffoca la Lega: che alla fine staccherà la spina, portando anche il Parlamento &#8211; in ritardo &#8211; a sanzionare quel cambio di stagione che ieri hanno deciso i cittadini.</p>
<p><em>L&#8217;editoriale di EZIO MAURO (da Repubblica.it)<a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/cattura.gif"><br />
</a></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polimik.wordpress.com/410/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polimik.wordpress.com/410/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=410&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Venti voci per quattro Sì</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 12:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non andare a votare è sinonimo di non attenzione e in questo momento l&#8217;attenzione è fondamentale. Non è più possibile pensare che ci penserà qualcun altro, siamo noi quel qualcuno (A. Bergonzoni) Da Caparezza a Linus. Da Carlotto alla Colò. &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/06/08/venti-voci-per-quattro-si/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=380&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Non andare a votare è sinonimo di non attenzione e in questo momento l&#8217;attenzione è fondamentale. Non è più possibile pensare che ci penserà qualcun altro, siamo noi quel qualcuno (A. Bergonzoni)</em></p></blockquote>
<p><strong>Da Caparezza a Linus. Da Carlotto alla Colò. Da Lucarelli a Bergonzoni. Ecco i personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport che hanno deciso di esporsi perché il 12 e il 13 giugno si possa raggiungere il quorum.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-381" title="249643_1787070647694_1567389279_31676052_4233394_n" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/249643_1787070647694_1567389279_31676052_4233394_n.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong></strong>Cantanti, attori, scrittori e sportivi, personalità tra loro molto diverse ma tutte concordi nel rilanciare i quattro sì al prossimo referendum. La nuova chiamata alle urne sarà l&#8217;occasione per gli italiani di affermare la propria opinione su acqua, nucleare e legittimo impedimento, e anche le personalità più in vista non si sottraggono al momento di fornire il proprio parere. Molto sentiti i quesiti che riguardano l&#8217;acqua, che &#8220;deve rimanere un bene pubblico&#8221; e non può &#8220;essere usata per le speculazioni&#8221;. Altrettanto convinta è la risposta di fronte al possibile ritorno del nucleare in Italia, definito una tecnologia obsoleta oltre che pericolosa. Non mancano le critiche neppure al legittimo impedimento, una &#8220;vergogna&#8221; che rende i cittadini diversi di fronte alla legge. Ecco le opinioni delle personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport raccolte da L&#8217;Espresso online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-382" title="daveri" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/daveri.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Philippe Daverio, critico d&#8217;arte</strong><br />
Altroché se vado a votare. E lo faccio perché voglio che la linea intrapresa dalle mutazioni napoletane e milanesi vada ancora avanti. In Italia l&#8217;acqua è sempre stata pubblica, è anche un fatto storico-artistico: il Granduca e i Papi hanno sempre offerto l&#8217;acqua gratuita. Il nucleare poi non è cosa da affidare agli italiani. Legittimo impedimento? Mi pare ovvio votare contro.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-391" title="lucar" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/lucar.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Carlo Lucarelli, scrittore</strong><br />
Sono quattro quesiti importanti e quindi vado a votare anche perché mi interessa dire la mia sull&#8217;argomento. Per quanto riguarda l&#8217;acqua, con tutto il bene che si può volere ai privati, loro agirebbero secondo una logica commerciale, mentre l&#8217;acqua dovrebbe appartenere ad una sfera che è solamente pubblica. Anche sul nucleare voterò contro, è una scelta che abbiamo già fatto tanti anni fa, non mi sembra che in mezzo sia successo niente di nuovo per farmi cambiare idea. La legge sul legittimo impedimento poi è fatta proprio male, quindi voterò per abrogare anche quella.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-390" title="linus" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/linus.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Linus, direttore di Radio Deejay</strong></p>
<p><strong></strong>Vado sicuramente a votare. Sono contento che ci sia il quesito sul nucleare: non ho la pretesa di essere un tecnico, ma l&#8217;esperienza dell&#8217;Italia di questi ultimi vent&#8217;anni mi porta ad essere assolutamente privo di fiducia nei confronti di chi eventualmente dovrebbe gestire l&#8217;energia nucleare. Per quanto riguarda l&#8217;acqua ritengo che finché sia possibile, debba rimanere un bene pubblico. Sul legittimo impedimento non esprimo pareri, ma voterò per la sua abrogazione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-395" title="jpg_2153310" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153310.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Caparezza, cantante</strong><br />
Andrò a votare con 4 sì perché ne ho diritto e mi stanno a cuore gli argomenti. Dal punto di vista ambientale ed economico credo sia irresponsabile proseguire sulla strada del nucleare: non sopporterei una centrale in una nazione già martoriata dai veleni del carbone, dei termovalorizzatori e delle ciminiere del siderurgico e mi piacerebbe anche che la smettessimo di comprare energia da altre centrali europee. Per gli investimenti dei privati nel settore dell&#8217;acqua non c&#8217;è alcuna sicurezza oggettiva di miglioramento dei disservizi. In poche parole gradirei che l&#8217;acqua restasse pubblica, anche perché la storia recente ci ha consegnato personaggi del &#8220;privato&#8221; che agiscono senza alcuna etica che non sia quella della dedizione al profitto. Vogliono mettere le mani sull&#8217;acqua solo perché hanno sentito dire che si tratta di un bene &#8220;prezioso&#8221;. Il &#8220;legittimo impedimento&#8221; poi non è legittimo per niente. E&#8217; legittimo invece rifiutare qualsiasi escamotage per evitare i processi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-389" title="jpg_2153318" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153318.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong><strong>Lello Arena, attore</strong><br />
</strong>Certo che andrò a votare. Quando ci sono occasioni del genere per esprimere il proprio parere bisogna sempre farlo. Tutti e tre i temi del referendum sono molto interessanti e il voto è indispensabile per cercare di cambiare una parte del nostro modo di vivere in questo paese. La mia posizione? Dirò di certo sì a tutti e quattro i quesiti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-388" title="jpg_2153305" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153305.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Alessandro Bergonzoni, comico e scrittore</strong><br />
Quattro Sì perché questo è un matrimonio indissolubile con la cura e con l&#8217;attenzione. Non andare a votare è infatti sinonimo di non attenzione e in questo momento l&#8217;attenzione è fondamentale. Non è più possibile pensare che ci penserà qualcun altro, siamo noi quel qualcuno. Non credo che si debba votare per punire qualcosa ma per cominciare a pulire. E credo che questa sia non solo una scelta politica ma antropologica. E&#8217; un pensiero che va fatto ogni giorno, anche al di fuori del referendum. Va fatto anche quando bisogna pensare: noi votiamo in ogni momento, quando sprechiamo l&#8217;acqua, quando decidiamo cosa insegnare ai nostri figli, quando ci laviamo i denti. Al di là del 12 e 13 giugno, ricordiamoci quindi anche dei nostri referendum &#8220;intimi&#8221;, quelli quotidiani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-387" title="gianni" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/gianni.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Gianni Boncompagni, autore televisivo e radiofonico</strong><br />
Andrò a votare? Certo, certo che sì! E &#8220;sì&#8221; sarà anche il mio voto per tutti e quattro i quesiti referendari. Anche se lo farò soprattutto perché vorrei che si raggiungesse il quorum e si abrogasse la norma sul legittimo impedimento. Spero che la gente capisca, anche se molti sono pigri o molti generalmente non votano ai referendum perché preferiscono andare in vacanza. Io vado sempre a votare perché sono un votante convinto. In merito agli altri quesiti: sull&#8217;acqua ho molti dubbi ma voterò sì ad entrambi i quesiti.?Sul nucleare sono invece più convinto rispetto ai quesiti sull&#8217;acqua, anche se alcuni dicono che non si può votare contro qualcosa che non abbiamo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-396" title="jpg_2153323" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153323.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Massimo Carlotto, scrittore</strong><br />
Io sto facendo una campagna attiva perché tutti vadano a votare ai referendum. Innanzitutto serve rilanciare questo strumento che perde sempre più peso ma è lo strumento democratico per eccellenza. Parlando dei quesiti, la situazione dell&#8217;acqua è drammatica e le speculazioni vanno fermate per il futuro dell&#8217;umanità. Il nucleare poi è una tecnologia obsoleta che una lobby sta cerando in tutti i modi di far tornare legale per fare i suoi affari. Sul legittimo impedimento uso solo una parola: vergogna. Si vuole introdurre un principio giuridico per cui la legge diventa diseguale per tutti. Una vergogna.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-393" title="ocolo" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/ocolo.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Licia Colò, presentatrice tv</strong><br />
Ci mancherebbe, certo che andrò a votare! Il referendum credo sia un grande esempio di democrazia, mi incavolo sempre quando non passano per il mancato raggiungimento del quorum. Uno può scegliere di votare quello che crede ma questa politica di astensione dall&#8217;appuntamento referendario non lo tollero. Io voterò sicuramente tre Sì, per l&#8217;acqua pubblica (entrambi i quesiti) e per il nucleare, mentre sul legittimo impedimento ancora non so bene, mi devo informare, anche se negli ultimi tempi questa legge è statausata in modo sbagliato.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-383" title="de cat" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/de-cat.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Giancarlo De Cataldo, scrittore</strong><br />
Ho legato al braccio un laccetto dei comitati per l&#8217;acqua pubblica, non lo scioglierò prima del 13 giugno e ovviamente andrò a votare sì a tutti e 4 i quesiti. L&#8217;acqua è un diritto inalienabile e nessun essere umano dovrebbe pagare per averla: qui si tratta di un tema trasversale e non c&#8217;entra la politica. Il nucleare poi è rifiutato da tutti le persone assennate e io non sono ancora diventato pazzo, quindi voto sì. Lo stesso vale per il legittimo impedimento che merita proprio di essere sottoposto al giudizio degli elettori.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-384" title="de silva" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/de-silva.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Diego De Silva, scrittore</strong><br />
Andrò sicuramente a votare e voterò quattro sì. Per me è una questione di pura logica. Perché razionalmente non si può che essere contrari alla privatizzazione di una risorsa pubblica come l&#8217;acqua. E non si può che voler confermare con forza una scelta contro il nucleare che avevamo già fatto in passato. E riguardo a quest&#8217;ultima questione rivendico il diritto di votare anche sulla base dell&#8217;emotività per ciò che è successo in Giappone: durante le campagne elettorali i politici con le loro promesse giocano su questa emotività, e non vedo perché in questo caso debba essere considerata una motivazione sbagliata. Voterò sì anche al quesito sul legittimo impedimento, che considero una forzatura giuridica: occorre ristabilire un principio di uguaglianza davanti alla legge.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-392" title="mara" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/mara.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Mara Maionchi, discografic</strong><strong>a</strong></p>
<p>Questo weekend sarò a casa, quindi andrò a votare o domenica o lunedì mattina, e saranno quattro sì. Non credo più nel nucleare, l&#8217;acqua per me è un bene pubblico, non solo da un punti di vista economico ma anche filosoficamente, e per il legittimo impedimento credo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. Devo dire che sento un bel fermento intorno a questo referendum, come tanti anni fa successe per quello sul divorzio: ho trovato molta gente che ne discute, una bella sensazione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-385" title="dino" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/dino.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Dino Meneghin, campione di basket e dirigente sportivo</strong><br />
Certo che andrò a votare. Ho seguito alcuni dibattiti in televisione e l&#8217;unica cosa che non trovo chiara è il significato delle domande. Dovrebbero essere poste in termini più semplici. Mentre come al solito nei referendum non è mai chiaro anzi spesso è molto complicato capire per cosa si vota. Comunque intendo votare a tutti i referendum sì. Sicuramente sono contro il nucleare in Italia e contro la privatizzazione dell&#8217;acqua. Ma anche il legittimo impedimento non mi trova d&#8217;accordo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-394" title="p" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/p.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Melissa P., scrittrice</strong><br />
Al referendum del prossimo weekend andrò a votare di sicuro, e lo faccio per la prima volta dopo molti anni in cui mi sono astenuta perché ero delusa dall&#8217;offerta politica. Questa volta invece ci vado con convinzione per dire quattro volte sì. Non si può ancora parlare di nucleare quando la ricerca ci ha dimostrato che ci sono valide energie alternative. Il 13 vado a votare soprattutto contro questa assurdità.</p>
<p><strong>Valeria Parrella, scrittrice</strong> <a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/parrella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-397" title="parrella" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/parrella.jpg?w=500" alt=""   /></a><br />
Al referendum andrò a votare, e voterò per quattro volte sì. Innanzitutto non credo affatto che il nucleare sia una risorsa per il paese, mentre per quanto riguarda l&#8217;acqua vorrei ricordare che il nostro corpo è fatto dal 90% di questo elemento, e quindi voterò sì perché non vorrei mai sentirmi &#8220;lottizzata&#8221;. Per ultimo, non esiste impedimento che possa tenere un cittadino italiano lontano dalla giustizia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-398" title="jpg_2153316" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153316.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Donatella Rettore, cantautrice</strong><br />
Io mi sono fatta prendere in giro molte volte perché in gioventù mi mettevo in piazza a Treviso con i radicali per spronare la gente ad andare a votare i referendum, perché per me sono una cosa importantissima, specie quando sono abrogativi. Voterò si ai quesiti sull&#8217;acqua e sul nucleare, e anche a quello sul legittimo impedimento: la legge è uguale per tutti! Perché io che sono una povera disgraziata di Castelfranco Veneto devo subirla e altri no?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-386" title="eva" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/eva.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Eva Riccobono, modella</strong><br />
Per votare torno apposta a Palermo, dove ho la residenza, perché ci tengo al mio paese e perché credo che il referendum parli del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Voterò sì a tutti e quattro i quesiti, e già il votare sì per dire no per me è una barzelletta, per non parlare della privatizzazione dell&#8217;acqua, una cosa allucinante, o del nucleare. Credo che ci debba essere una mobilitazione, tutti dovrebbero andare a votare non solo per superare il quorum, ma perché sono domande su temi fondamentali a cui solo gli italiani possono dare delle risposte.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-399" title="jpg_2153308" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/jpg_2153308.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Antonio Rossi, campione canoa</strong><br />
Sono a Firenze e poi sarò a Grosseto per delle gare sportive, ma penso proprio che tornerò a Lodi per votare e voterò sì. Lo farò soprattutto per il nucleare, perché è un tema molto importante. Sull&#8217;acqua ho invece ancora qualche dubbio ma alla fine voterò sì. Io ho sempre votato, se non l&#8217;ho fatto è perché ero fuori dall&#8217;Italia o da Lodi per gare sportive. Questa volta invece torno appositamente e credo che si riuscirà a raggiungere il quorum: spero infatti che soprattutto il nucleare sarà un ottimo traino per portare la gente a votare.</p>
<p><strong><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/troiano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-400" title="troiano" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/troiano.jpg?w=500" alt=""   /></a>Fabio Troiano</strong><strong>, attore</strong></p>
<p>Bisogna andare a votare, per il bene di tutti e per quello del singolo: in Italia ci si aspetta sempre che sia qualcun altro a fare le cose per noi, ci si lamenta sempre. Questa volta si può dimostrare l&#8217;esatto contrario, che con il voto si può fare qualcosa per sé stessi. Per questo andrò al seggio, e voterò quattro sì. Privatizzare l&#8217;acqua è ridicolo, ci sono valide alternative al nucleare e la &#8220;legalità&#8221; del legittimo impedimento parla da sola: per smetterla di lamentarsi, basta recarsi al voto il 12/13 giugno.</p>
<p><strong><a href="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/zorzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-401" title="zorzi" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/06/zorzi.jpg?w=500" alt=""   /></a>Andrea Zorzi, campione di pallavolo</strong><br />
Andrò a votare e voterò sì ai quesiti sull&#8217;acqua e sul nucleare. Io vengo da un paesino del Veneto dove l&#8217;acqua abbonda, e credo che questa risorsa debba rimanere pubblica e che sia da ripensare l&#8217;uso che ne facciamo giornalmente tornando, ad esempio, a fidarci di quella che sgorga dai rubinetti di casa. La questione del nucleare è complessa, ma non ritengo che una scelta energetica imposta dall&#8217;alto sia una buona soluzione. Sul legittimo impedimento sono più indeciso, anche se considero basilare che la legge rimanga uguale per tutti. Su tutti i quesiti è stata fatta un&#8217;informazione incompleta e troppo polarizzata politicamente su tesi contrapposte e inconciliabili: un atteggiamento che non aiuta i cittadini a sceglierecoscientemente.</p>
<p><em>A cura di Fps Media</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polimik.wordpress.com/380/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polimik.wordpress.com/380/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=380&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>vota SI per dire NO</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 13:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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<p><span style="color:#000000;">&#8220;Stanno cercando di ingannarci, in modo palese, in modo vergognoso: non solo hanno ricominciato a parlare di nucleare senza consultare il popolo, che si era già espresso contro il nucleare nel 1987. Ma quando poi viene indetto un nuovo referendum, si permettono di boicottarlo con i mezzi più plateali, prendendo in giro la gente. Fa paura che si cerchi di aspettare che la gente dimentichi, che la giusta paura per quello che il Giappone rappresenta passi, venga lasciata alle spalle per poi riaprire a questa energia vecchia, pericolosa e costosa. Andiamo a votare, è un diritto del popolo che non può essere abolito. La gente deve potersi esprimere su temi così importanti. Quello che stanno facendo è un attentato alla dignità dell&#8217;essere umano, bisogna ribellarsi. Dobbiamo fare tutti il nostro dovere andando a votare ai referendum, è l&#8217;unica maniera di cambiare le cose.&#8221;</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polimik.wordpress.com/375/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polimik.wordpress.com/375/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=375&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del 9maggio78</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 18:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.. Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.. Aveva un cognome ingombrante e rispettato, &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/05/09/era-la-notte-buia-dello-stato-italiano-quella-del-9maggio78/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=365&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>E' nato nella terra dei vespri e degli aranci,
tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato,
di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore
e non se un'ideale ti porterà dolore...
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare
solo se sei disposto a camminare,
gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada"</pre>
<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='500' height='312' src='http://www.youtube.com/embed/KUpcxdg2Iqs?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>Peppino Impastato si candida nel 78 nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l&#8217;8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.</p>
<p>Stampa, forze dell&#8217;ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l&#8217;attentatore sarebbe rimasto vittima e di <strong>suicidio </strong>dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L&#8217;uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare la mattina seguente quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva &#8220;restituito&#8221; il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma.</p>
<p>Il Giornale di Sicilia del 10 maggio del 1978 riportava un articolo del ritrovamento del corpo di Impastato dal titolo: “Dilaniato da una bomba a Cinisi, leader di Democrazia proletaria” mentre l’11 maggio del 1978 pubblicava: “Tra i binari di Cinisi corre veloce un giallo, resta l’ipotesi di un incidente costruito per simulare un delitto”, e da ciò si comprese che la maggior parte della gente a Cinisi, tranne i familiari e i compagni della vittima, considerava Peppino un suicida e che era stato lui stesso a mettere la bomba sui binari del treno per farsi saltare in aria il mattino dopo.</p>
<p>Al funerale, che si celebrò il giorno dopo la sua morte, il 10 maggio 1978, i compaesani presenti furono in pochi e la maggior parte veniva da fuori e le finestre delle case lungo Corso Umberto a Cinisi rimasero chiuse.</p>
<p>Pochi giorni dopo, i risultati elettorali delle elezioni comunali del 14 maggio del 1978 si rilevarono confortanti: Peppino fu eletto consigliere comunale con 260 voti e la lista Democrazia Proletaria conseguì il 6%. Per la prima volta gli elettori votarono un morto. Il nome di Peppino, che comparì nella lista della D.P, fu cancellato da sconosciuti.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-370" title="impastato_funerali_peppino_impastato_01" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/05/impastato_funerali_peppino_impastato_01.jpg?w=300&#038;h=187" alt="" width="300" height="187" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/polimik.wordpress.com/365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/polimik.wordpress.com/365/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=365&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Don Rodrigo era comunista</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 20:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il restyling della Costituzione, la maggioranza si appresta a riammodernare anche altre vecchie opere polverose. Ne &#8220;I Promessi Sposi&#8221; ad esempio fra&#8217; Cristoforo sarà sostituito da don Verzé e Lucia Mondella si rifarà le tette.. Riscrivere la Costituzione è &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/05/08/don-rodrigo-era-comunista/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=357&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-size:15px;font-weight:bold;">Dopo il restyling della Costituzione, la maggioranza si appresta a riammodernare anche altre vecchie opere polverose. Ne &#8220;I Promessi Sposi&#8221; ad esempio fra&#8217; Cristoforo sarà sostituito da don Verzé e Lucia Mondella si rifarà le tette..</span></p>
<p>Riscrivere la Costituzione è un&#8217;esigenza editoriale: un vecchio libello comunista scritto nel 1947 non può non avere bisogno di una rinfrescata, per esempio con l&#8217;aggiunta di illustrazioni accattivanti (vedute di ville e castelli, belle ragazze in costume regionale con ceste di formaggi tipici, i migliori gol del Milan eccetera). Ma può bastare? Il governo ritiene di no, e intende aggiornare anche altre vecchie opere polverose, bisognose di un energico restyling.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-358" title="jpg_2150150" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/05/jpg_2150150.jpg?w=500" alt=""   />La coscienza di Zeno</strong>. Il nichilismo del romanzo di Svevo è deleterio per i giovani. Il tabagista depresso Zeno Cosini, che passa il tempo fumando e facendo riflessioni oziose, verrà sostituito da un protagonista più moderno e dinamico, l&#8217;imprenditore novarese Christian Mazzoni, produttore di pressofusioni a forcella per macchine impacchettatrici. Non fuma e il suo unico vizio sono le pressofusioni a forcella per macchine impacchettatrici. Anche l&#8217;ambientazione triestina, essendo il protagonista un novarese, andrà rivista. Probabile lo spostamento del romanzo a Novara, con adattamento delle tipiche, lugubri atmosfere triestine alle tipiche, vivaci atmosfere novaresi. Il nuovo titolo &#8220;La coscienza di Christian&#8221; è la sola altra modifica.</p>
<p><strong>I promessi sposi</strong>. La forte impronta cattolica del romanzo piace al governo. Ma la presenza di troppi personaggi rasati male o addirittura con la barba (per esempio i Bravi) disturba il premier, che ha chiesto di toglierli. Bene invece le parrucche, un&#8217;eredità seicentesca che conserva intatto il suo fascino. Altri ritocchi marginali: don Rodrigo è comunista, don Abbondio anche ma non ha il coraggio di ammetterlo, fra Cristoforo è il sosia di don Verzé, Lucia si fa rifare le tette, Renzo è un giovane patriota padano che scrive sui muri &#8220;Madrid ladrona&#8221;.</p>
<p><strong>Il nome della rosa</strong>. Gli esperti del governo, scoraggiati dalla complessità della trama, non hanno ritenuto opportuno suggerire aggiornamenti. Verrà solo modificato il nome dell&#8217;autore, che invece di Umberto Eco sarà Michela Vittoria Brambilla, da tempo desiderosa di legare il suo nome a un bestseller.</p>
<p><strong>Pinocchio</strong>. Le avventure di un perseguitato dalla giustizia nella Toscana comunista. Perfetto già così, bastano pochi ritocchi per attualizzarlo. Pinocchio è sempre sincero, le sue cosiddette bugie sono solo un&#8217;invenzione dei giornalisti. Non è affatto un burattino dal naso lungo, è un ometto in carne e ossa che tutti invidiano per il fallo gigantesco. Nel Paese dei Balocchi quando i bambini cominciano a ragliare e gli spunta la coda è perché stanno per trasformarsi in comunisti.</p>
<p><strong>I quaderni dal carcere</strong>. Perché Gramsci passò quasi tutta la vita in carcere? Perché non era stato ancora introdotto il processo breve. Forte di questa convinzione, il governo manda alle stampe una nuova edizione semplificata dei &#8220;Quaderni&#8221; (curata da Elisabetta Canalis, perché è sarda anche lei). E&#8217; stato mantenuto un solo capitolo, &#8220;Brevi cenni sui nuraghe&#8221;, il resto è stato tolto perché di lettura troppo faticosa. Per rimpolpare l&#8217;esile pubblicazione, è stata aggiunta una postilla inedita nella quale Gramsci abiura il marxismo e ringrazia Marcello Dell&#8217;Utri per il ritrovamento postumo di questo scritto fin qui sconosciuto.</p>
<p><strong>Altare della Patria</strong>. Il concetto di &#8220;milite ignoto&#8221; è troppo vago, tipico del generico solidarismo della sinistra. La salma anonima verrà dunque sostituita dall&#8217;alpino trevigiano Bepi Buleghin. Per contrastare il disfattismo della sinistra, Buleghin sarà però esposto da vivo. La cerimonia del cambio della guardia sarà effettuata dalle giovani e avvenenti Amazzoni della Libertà, un nuovo corpo speciale in tanga mimetico, topless, cartucciera che lascia scoperto il seno destro e valorizza il sinistro. Durante le cerimonie ufficiali accoglieranno il capo dello Stato con il saluto marziale &#8220;Wow, nonnino, ma lo sai che sei tanto tanto carino?&#8221;.</p>
<p><em><em>di Michele Serra </em>da Espresso.it</em></p>
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		<title>Dialogo fra  Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky:&#8221;La felicità della democrazia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 11:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>wolfdock</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un estratto da &#8220;La felicità della democrazia&#8221; (Laterza). Regole, lavoro, immigrazione, populismo: nel saggio di Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky un dialogo su un modello politico, sulle sue forzature e sulle sue virtù EZIO MAURO. (&#8230;) Sei stupito se &#8230; <a href="http://polimik.wordpress.com/2011/05/05/ezio-mauro-e-gustavo-zagrebelsky-la-felicita-della-democrazia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=polimik.wordpress.com&amp;blog=19634005&amp;post=344&amp;subd=polimik&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Ecco un estratto da &#8220;La felicità della democrazia&#8221; (Laterza). Regole, lavoro, immigrazione, populismo: nel saggio di Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky un dialogo su un modello politico, sulle sue forzature e sulle sue virtù</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-345" title="090147331-2cac1205-3ea9-4266-bae3-4c52de65f10f" src="http://polimik.files.wordpress.com/2011/05/090147331-2cac1205-3ea9-4266-bae3-4c52de65f10f.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>EZIO MAURO</strong>. (&#8230;) Sei stupito se ti dico che la democrazia deve rispondere addirittura alla grande questione della felicità?<br />
<strong>GUSTAVO ZAGREBELSKY</strong>. Vuoi introdurre questo tema? Ti avverto subito ch&#8217;io, in materia, mi sento alquanto leopardiano. In ogni caso, &#8220;se uno sia felice o infelice individualmente, nessuno è giudice se non la persona stessa, e il giudizio di questa non può fallare&#8221;. Comunque sia, procediamo pure e chiediamoci che cosa la democrazia abbia a che fare con la felicità.</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Ci penso da tempo, è una questione cruciale. In questo Paese, e soltanto in questo (bisognerà pur riflettere sulla ragione), si sta facendo strada l&#8217;idea che la felicità e la soddisfazione dell&#8217;individuo possono essere cercate solo fuori dalle regole, a dispetto delle norme, in quella dismisura tipica dell&#8217;abuso e del privilegio, che irride agli interdetti culturali e sociali, al sentimento del rispetto, al pubblico decoro. È la ribellione culturale contro il &#8220;regolamentarismo&#8221; e il politicamente corretto, ed è la rivolta molto più concreta, utilitaristica, contro il diritto e la legalità, invocando il &#8220;sonno della legge&#8221;. C&#8217;è un singolare e arbitrario rovesciamento persino di D&#8217;Annunzio, come se andare a destra oggi significasse andare &#8220;verso la vita&#8221;, mentre dall&#8217;altra parte ci sarebbe spazio solo per una fioca esistenza in bianco e nero, fatta di conformismo e senza sentimenti: un neopuritanesimo in grisaglia, che non sa amare la forza bruta della vita nella sua sregolatezza più feconda, nel caos rigeneratore che nasce dalla licenza e dall&#8217;eccesso, contro l&#8217;ordine regolare del mondo. È un rovesciamento disperato delle cose. Sotto la spinta dell&#8217;urgenza e della necessità si cerca ipocritamente di invocare il disordine come nuovo fondamento del vivere insieme, l&#8217;esagerazione come modello sociale, la licenza come libertà, il soverchio come nuova misura. Che felicità può esserci quando, come scrive Durkheim, &#8220;si è talmente al di fuori delle condizioni ordinarie della vita, e se ne è talmente consapevoli, che si prova il bisogno di mettersi al di fuori e al di sopra della morale corrente&#8221;?</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. Tu cosa rispondi?</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Molto semplicemente che c&#8217;è vita nella democrazia, intesa come sistema di regole e libertà, molto più che altrove. E dunque nelle regole che liberamente si è data. La vita comune fatta di passioni e di errori, di amori e di meraviglie, di dolori e sconfitte: la vita vera, insomma, quella di tutti, che non ha bisogno di aggettivi e di spiegazioni. Quella che si compone con le vite degli altri, &#8220;esseri che si somigliano&#8221; nel riconoscimento dei diritti e dei doveri, dunque della loro libertà reciproca e dei suoi confini, ecco il punto. C&#8217;è vita nella democrazia, perciò è giusto e possibile cercarvi anche la felicità, attraverso la libera realizzazione di se stessi, modulata nella consapevolezza degli altri, dei loro diritti, e nella possibilità di costruire un progetto comune di riconoscimento, che chiamiamo società politica, istituzionale, di cittadini.</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. Nell&#8217;essenziale, sono d&#8217;accordo teco, anche se la definizione della vita come felicità, o come possibilità di felicità, secondo la tua descrizione, dovrebbe essere approfondita. Che cosa è la felicità, questo sentimento fugace che subito, appena l&#8217;hai provato, si dissolve in angoscia per il timore della perdita? Qualcuno potrebbe dire che proprio in quella trama di relazioni libere e responsabili che è alla base della democrazia e che spetta a noi di tessere sta la nostra infelicità. La libertà è felicità o infelicità? Il tema è discusso. Gli Inquisitori (figura sempiterna) direbbero che la libertà è infelicità e che proprio loro, essendosi assunti il compito di liberare l&#8217;umanità dalla libertà, sono i suoi veri benefattori. Tolta la libertà, gli esseri umani si accontenteranno dell&#8217;unica felicità loro possibile, una felicità mediocre e bambinesca, l&#8217;appropriazione di cose materiali, la felicità del consumatore, precisamente ciò di cui ante-parlavano Tocqueville e Montesquieu, già citati. Io mi accontenterei di dire che, nell&#8217;appropriazione dei propri compiti di &#8220;individuo morale&#8221;, nel senso detto sopra, può stare la soddisfazione del dovere compiuto e che questa soddisfazione cresce proporzionalmente al numero di coloro con i quali si riesce a stabilire rapporti di cooperazione. La soddisfazione per il dovere compiuto, possiamo definirla felicità? Nel significato moderno, certo no. Nella tradizione antica, invece, la felicità era la vita buona e la vita buona non era il soddisfacimento illimitato di pulsioni individuali, ma la pratica della virtù. In fondo, non sei molto lontano quando parli di esercizio della libertà nel riconoscimento del limite. Questa è la virtù democratica. Naturalmente, ripeto, questo non ha niente a che vedere con la libertà come pretesa di fare tutto quello che si può (nel senso di ciò che è attualmente possibile), cioè con l&#8217;assenza di regole.</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Contrapponi l&#8217;éthos al páthos, in qualche modo. Sei però d&#8217;accordo con me nel collegare democrazia e felicità?</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. Nel senso di soddisfazione per il dovere compiuto, sì. Credo che possa esserci una grande felicità e forse anche noi, qualche volta, l&#8217;abbiamo provata. Ma non è certo la felicità di cui parla il nostro tempo, quando virtù e felicità sono state separate, anzi collocate agli antipodi. L&#8217;affamato di felicità non esita a farsi beffe della virtù, a esibire come un vessillo il proprio lato più laido. L&#8217;archetipo è Faust che vende l&#8217;anima al demonio e il demonio, per quanti sforzi si facciano per adeguarsi ai tempi, non è propriamente l&#8217;immagine della virtù. Ammetto d&#8217;essere un pesce fuor d&#8217;acqua. Mi sento piuttosto leopardiano, come ho subito premesso quando hai impostato il tuo discorso.</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Cioè?</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. (&#8230;.) Mi riferisco a quel passo di Sigmund Freud contenuto in <em>Il disagio della civiltà</em> dove si mette in rapporto di tensione felicità e istituzioni (&#8230;) e che chiude così &#8220;L&#8217;uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po&#8217; di sicurezza&#8221;. (&#8230;)</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Ma le istituzioni sono dei vincoli e dei riferimenti d&#8217;obbligo che ci siamo liberamente dati e che scegliamo di rinnovare a scadenze fisse. Perché &#8211; e questo per me è il punto essenziale &#8211; siamo convinti che la felicità o la &#8220;vita buona&#8221;, come si diceva, non vada cercata per forza nella trasgressione abusiva o nel &#8220;sacrilegio sociale&#8221;, come lo chiama Roger Caillois, ma nella nostra normale condizione di cittadini fedeli e infedeli, uomini e donne, persone liberamente associate con meccanismi di garanzia scelti da tutti per tutti, e come tali riconosciuti e accettati.</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. (&#8230;) Forse dal punto di vista della felicità-infelicità, potremmo dire così: la democrazia è il modo più sopportabile di sopportare l&#8217;infelicità, il modo più umano, compassionevole, conviviale, in una parola, mite, di organizzare l&#8217;infelicità dell&#8217;humana condicio, riducendo al minimo la prepotenza, il disprezzo, la sopraffazione e, soprattutto, distribuendone il peso sul maggior numero possibile in una specie di mobilitazione generale delle umane imperfezioni. (&#8230;)</p>
<p><strong>MAURO</strong>. Ma qui siamo (&#8230;) in un terreno sociale, di scelta, dunque politico e morale. Nel &#8220;confortarsi insieme&#8221;, &#8220;tenersi compagnia&#8221;, incoraggiarsi&#8221;, &#8220;darsi una mano e soccorso&#8221;, nella stessa parola &#8220;scambievolmente&#8221; c&#8217;è il concetto politico e umano di solidarietà, c&#8217;è un legame sociale di riconoscimento e obbligazione reciproca, anche se è visto come difesa dalla fatica del vivere. Lo stesso legame, la stessa impresa solidale può vigere e operare al di là della mutua assistenza nella necessità, per arrivare a determinare costruzioni positive, spazi per meriti e per crescite, soddisfazione di bisogni, consensi su obiettivi comuni. Mi accontenterei di dire che la democrazia è un legame sociale positivo, quindi, non solo un meccanismo di tutela.</p>
<p><strong>ZAGREBELSKY</strong>. (&#8230;) Se ci pensi, la ricerca della felicità era, originariamente, la rivendicazione sulla bocca degli infelici, cioè degli oppressi quali si sentivano gli americani al tempo della loro rivoluzione anticoloniale. Oggi, il senso s&#8217;è rovesciato. Sono i potenti che la rivendicano come diritto, la praticano e l&#8217;esibiscono, quasi sempre oscenamente, come stile di vita. Non sentiremo uno sfrattato, un disoccupato, un lavoratore schiacciato dai debiti, un genitore abbandonato a se stesso con un figlio disabile, un migrante irregolare, un individuo strangolato dagli strozzini, un rom cacciato che non ha pietra su cui posare il capo, una madre che vede il suo bambino morire di fame, rivendicare il suo diritto alla &#8220;felicità&#8221;. Grottesco! Sentiremo questo eterogeneo popolo degli esclusi e dei sofferenti chiedere non felicità ma giustizia. Un minimo di giustizia è ciò che ha preso il posto della felicità.</p>
<p><em>di EZIO MAURO, GUSTAVO ZAGREBELSKY (da Repubblica.it)</em></p>
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